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7 – I miserabili

Tutto il mondo ispirato da Victor Hugo
 
 
La caratteristica propensione di Bolchi a romanzi di natura ciclico-corale congiunti oltretutto da sottili corrispondenze interne (tanto la fortuna del protagonista di Hugo che quella del suo corrispondente in Bacchelli ha inizio da una sottrazione di ori…), nel caso de I miserabili viene a ritrovarsi in assai folta compagnia, perché la smaccata popolarità dell’altrettanto fluviale romanzo francese ha trovato nello spettacolo una fortuna prolungata forse ineguagliata.

Quando vara la propria edizione nel 1964, potendosi avvalere di ben dieci puntate, era già stato preceduto di due anni dal collega, altrettanto televisivo, francese Alain Boudet. Il teatro aveva fatto la propria parte, a partire già dall’Ottocento. Il muto si era rifatto al libro della vita di Hugo già ben sette volte (quattro negli Stati Uniti: 1909, 1917, 1925 e 1929; due in Francia: Krauss 1912, Fescourt 1925, in quattro parti, condensate nelle edizioni per l’estero). Il sonoro, a tutt’oggi e limitandosi all’occidente atlantico, ci è di nuovo tornato su altre otto volte tra Hollywood, Cinecittà e la natìa Francia: Raymond Bernard 1933 (in tre parti), Richard Boleslawski 1935, Riccardo Freda 1947 (in due parti distinte: Caccia all’uomo e Tempesta su Parigi), Lewis Milestone 1952, Jean-Paul Le Chanois 1957, Robert Hossein 1982, Claude Lelouch 1995, Bille August 1998. Si sono aggiunti più di recente la nuova versione tv internazionale di sei ore diretta da Josée Dayan (2002), i… 52 (!) episodi di animazione giapponese del 2007, il musical di filiazione teatrale di Tom Hooper (2012) e la serie tv internazionale diretta da vari autori nel 2014.

Un indagatore dalla leggendaria precisione quale Morando Morandini, che rimpiangiamo per questa sua dote tra mille altre, precisava però nel suo insostituibile lessico: “Esistono due versioni egiziane (1945, 1967) con l’azione trasferita nell’Egitto del ‘900, una messicana (1953) di Fernando Rivero [uscita anche da noi col titolo Il forzato di Tolone], una russa (1937) con la regìa di T. Lukacevic, intitolata Gavroche, e una giapponese (1950), ambientata nell’epoca Meji, divisa in due parti dirette da registi diversi, con il celebre Sessue Hayakawa protagonista.
C’è anche un film britannico per la tv del 1978, diretto da Glenn Jordan, con un bizzarro Javert intepretato da Anthony Perkins” [programmato anche da reti tv italiane e disponibile in dvd…]. Gli appassionatissimi e i tifosi della completezza ad ogni costo potranno però rifarsi al bel libro di Kathryn Grossman e Bradley Stephens “Les Misérables and Its Afterlives. Between Page, Stage and Screen, Routledge, Londra-New York 2015…

 
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