NOVITA' IN LIBRERIA


LUIGI CAVAGNA
Fotografie 1951-58


a cura di Uliano Lucas e Tatiana Agliani
con un intervento di Vittorio Emiliani

Atmosfere avvolgenti dell’Oltrepò pavese, muri su cui scorrono ombre di uomini, giochi di bambini in vie fatte ancora di ciotoli, case di pietra e sagome eleganti di giovani. Con questi scenari quasi onirici che hanno la forza evocativa dell’arte, le foto per oltre quarant’anni perdute e oggi ritrovate di Luigi Cavagna ci restituiscono una stagione della nostra storia e una dimensione della nostra memoria: gli anni ’50, quel tempo sospeso sul crinale del passato e la nuova età delle metropoli, dell’industria, della modernità, e insieme quello spazio senza tempo che è dell’infanzia, del ricordo, della nostalgia, di Proust, di Pavese, di Bergman, delle nebbie ovattate della Stradella di Paolo Conte e dell’Amarcord di Fellini.
Le guardiamo con lo stupore e la meraviglia di chi ritrova a giochi ormai fatti, a storia ormai scritta, un nuovo tassello che sovverte lo sguardo, riapre il dibattito, getta nuova linfa nei suoi frammenti già noti.
Sulla fotografia degli anni ’50 sembrava si fosse ormai fatto il punto. Retrospettive avevano restituito dignità ad autori dimenticati o sottovalutati, alla tradizione del reportage di un Federico Patellani come alle esperienze vitali dei circoli fotografici1. E invece le 140 foto tirate fuori come un coniglio da un cappello di prestigiatore da un anziano notaio in pensione che fu in gioventù foto-amatore, riaprono il gioco, ci costringono a ripensare, ampliare, rettificare, accorciano d’un colpo la distanza oggettivante della critica rigettandoci nel tempo fluido della creazione dell’opera.